Da una ricerca avviata da Banca Widiba in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Donne e denaro: una sfida per l’inclusione), risulta che un terzo delle donne in Italia non percepisce fonte di reddito e altrettante considerano le proprie conoscenze in ambito finanziario ancora insufficienti, nonostante la percezione, comune a uomini e donne, di avere la stessa capacità nella gestione del denaro e pari nozioni di educazione finanziaria ricevute in famiglia.

E’ percepibile, pertanto, l’esigenza di un generale impegno volto alla promozione di iniziative proiettate alla creazione di una vera e propria cultura finanziaria che garantisca pari opportunità nella gestione dei risparmi. Esiste nei fatti un gap relativo al rapporto col denaro ancora da colmare fra uomini e donne nel nostro Paese. Le istituzioni finanziarie hanno, quindi, un fondamentale ruolo da svolgere. Devono farsi  promotrici dell’abbattimento degli stereotipi legati al genere, anche grazie alla capacità di fare sistema insieme a tutti gli attori coinvolti, da chi si occupa costantemente di supportare l’educazione finanziaria, al mondo della ricerca scientifica.

L’indagine svolta si compone di una parte qualitativa, con focus group che hanno coinvolto donne e consulenti finanziari, e una quantitativa su oltre 2000 persone, a cui hanno fatto seguito più studi sperimentali, ha permesso una comprensione dei fattori che, ancora oggi, ostacolano le donne nella gestione del denaro. Il principale sono le credenze stereotipiche che riguardano questo ambito e che influenzano profondamente atteggiamenti e comportamenti finanziari delle persone. 

Analisi qualitativa

Secondo l’analisi di Banca Widiba e Università Cattolica del Sacro Cuore, in primo luogo resistono gli stereotipi di genere fortemente interiorizzati e un’insicurezza di base che le donne avvertono nel rapportarsi ai soggetti che operano nel settore della finanza.

In secondo luogo, l’associazione delle donne alla gestione delle spese quotidiane, mentre degli uomini a quella della gestione dei grandi patrimoni e investimenti. Da questi dati qualitativi sembra dunque emergere una visione secondo cui per gli uomini il denaro è associato al prestigio sociale, al potere e al successo, mentre per le donne è uno strumento utile principalmente per realizzare progetti di vita e raggiungere obiettivi affettivo-relazionali. 

Analisi quantitativa

Dall’analisi emerge che le prime differenze tra i partecipanti si trovano nelle principali fonti di reddito: quasi 1 donna su 3 non risulta avere fonte di reddito (per gli uomini la proporzione è 1 su 5), mentre le donne che hanno una fonte integrativa di reddito sono la metà rispetto agli uomini.

Inoltre, quasi 1 donna su 3 percepisce come insufficienti le proprie conoscenze in ambito finanziario, a dispetto degli uomini. Interessante è specificare come questo gap non derivi da una differenza di genere nell’educazione finanziaria ricevuta in famiglia che risulta omogenea. L’insicurezza delle donne riguardo le proprie conoscenze non si modifica neppure di fronte al titolo di studio: tra le donne che hanno intrapreso studi economici solo la metà ha infatti esperienza in investimenti finanziari.

Inoltre, le donne sono più restie a investire e sono molto più prudenti: circa il 50% non prenderebbe alcun rischio contro il 35% degli uomini.

Emerge anche che le donne rispetto agli uomini cercano meno frequentemente consigli finanziari attraverso canali professionali, attivando invece in misura maggiore canali informali come amici e parenti. 

Infine, un dato positivo: gli italiani non percepiscono uno stereotipo negativo sulla competenza delle donne in merito al denaro, ritenendo che entrambi i sessi siano ugualmente capaci di gestire il loro denaro.

Emergono invece altri due stereotipi di genere legati al denaro, confermando quanto emerso nella fase qualitativa: il primo è che le donne sono motivate a guadagnare principalmente per realizzare un progetto di vita familiare e relazionale, mentre i soldi non sono importanti per realizzare e valorizzare la propria identità; il secondo è che queste credenze stereotipiche risultano essere associate a una peggiore performance delle donne nei confronti del denaro. Riassumendo: meno soldi e gestiti peggio.

Studi sperimentali, donne e consulenti finanziari

Nella fase successiva del progetto targato Banca Widiba e Università Cattolica del Sacro Cuore tali ipotesi sono state ulteriormente verificate attraverso studi di tipo sperimentale: uno su un bacino di consulenti finanziari e l’altro su un campione di donne lavoratrici.

I consulenti finanziari uomini hanno scelto più prodotti a bassa complessità per la cliente donna, rispetto al cliente uomo, a differenza delle consulenti donne che non hanno operato in modo differente nella scelta. Inoltre, i Consulenti finanziari uomini hanno scelto di dedicare meno tempo alla giustificazione della scelta del portafoglio rispetto alle consulenti finanziarie donne. Le consulenti finanziarie donne sembrano quindi avere maggiore consapevolezza della lacuna conoscitiva delle donne e cercano di colmarla dando maggiori informazioni. I risultati mostrano quindi come i consulenti finanziari siano influenzati, in maniera inconsapevole, dagli stereotipi di genere nello svolgimento dell’attività di consulenza. 

Il secondo studio sperimentale realizzato sulle donne lavoratrici dimostra gli effetti degli stereotipi di genere sugli atteggiamenti delle donne nei confronti del mondo della finanza. Dai dati emerge che le donne che vengono esposte alle credenze contro-stereotipiche si avvicinano al mondo finanziario coltivando atteggiamenti positivi nei confronti dei mercati finanziari e valutando le loro competenze come migliori. Questo dimostra che sono proprio gli stereotipi a influenzare e a deviare le valutazioni e, conseguentemente, i comportamenti delle donne.

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