Il Piano per la ripresa Ue è già stato ideato per affrontare tutte le problematiche scatenate dalla pandemia, ma ora se ne suggerisce uno anche per gestire i vari problemi provocati dalla guerra attuale tra Russia e Ucraina. Per ora le potenze Ue hanno solo presentato dei suggerimenti in merito, ma nulla in via ufficiale.

Piano per la ripresa: ecco quali sono le novità

Il Piano per la ripresa dell’Europa, chiamato anche “Recovery Plan”, era stato ideato in primis con la pandemia. Ora però i leader politici Ue stanno valutando le possibili soluzioni per evitare che la crisi scatenata dalla guerra in atto tra Ucraina e Russia possa apportare altre conseguenze negative sull’Ue dal punto di vista economico, oltre a quelle già presenti.

Per questo, già i primi di marzo il Presidente francese Macron e quello italiano, Draghi, in un vertice tenutosi a Versailles hanno proposto diverse risoluzioni.

Entrambi concordano sul fatto che occorrono degli investimenti comuni da effettuare, al fine di non essere più dipendenti dal gas russo. Lo scopo infatti è quello di non usufruirne più entro il 2027.

Nel piano per la ripresa vi sono quindi degli investimenti che sarebbero coperti poi dalle emissioni di titoli di debiti Ue. In questo modo sarebbe possibile avere a disposizione dei finanziamenti utili per provvedere alla difesa e a risolvere il problema energetico.

Il piano in questione inoltre non è ancora stato presentato in via ufficiale, ma le varie idee indicate iniziano a delinearsi, a causa del loro carattere urgente. Si è proposto di agire come con il programma Sure, quindi si è suggerito di evitare prestiti a fondo perduto e di puntare invece su quelli con tassi agevolati, che i vari Stati Ue dovranno poi restituire all’Unione europea.

Le altre considerazioni in merito

Se quindi il Presidente francese e quello italiano sono d’accordo sul fatto di realizzare una sorta di “Recovery bis”, per ora non tutti gli altri Stati membri Ue sembrerebbero aver mostrato il loro favore.

Tra questi ultimi, Olanda e Svezia si sono dichiarati del tutto contrari alla questione degli investimenti, anche perché sottolineano che già ne sono presenti altri e che tra l’altro sarebbe opportuno concentrarsi soprattutto sulla difesa, piuttosto che investire per delineare i piani dell’industria e degli altri settori economici per gli anni successivi. L’Austria invece, da cui ci si aspettava un netto rifiuto, a quanto pare si è dichiarata favorevole a realizzare investimenti comuni.

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