In Macroeconomia si parla di deflazione, quando il mercato registra un calo generale del livello dei prezzi di beni e servizi.  Nella sostanza la deflazione è il fenomeno opposto della più nota inflazione che, al contrario, è caratterizzata da un processo graduale di incremento dei prezzi.

Pertanto, più beni e servizi possono essere acquistati per la stessa quantità di denaro. La deflazione è ampiamente considerata un “problema” economico che può intensificare una recessione o portare a una spirale deflazionistica con conseguente diminuzione del tasso di crescita. In alcuni casi si assiste solo ad un rallentamento dell’inflazione, ed in questi casi, si parla più propriamente di disinflazione.

Cause di deflazione

Le principali cause della deflazione sono per gli economisti principalmente due:

il calo della domanda aggregata (la domanda di beni e servizi)

l’aumento dell’offerta aggregata (l’offerta di beni e servizi).

Il calo della domanda aggregata innesca un calo dei prezzi di beni e servizi e deriva molto spesso da una situazione di recessione (fase del ciclo economico identificata da una riduzione del livello dell’attività economica aggregata, misurata tipicamente dal PIL, in almeno due trimestri consecutivi). Le aziende vendono ad un prezzo inferiore i propri prodotti con una conseguente riduzione del fatturato.

La conseguenza di questa riduzione del giro di affari è innanzitutto la riduzione dei costi per le materie prime e per i servizi derivanti dalle altre imprese dell’indotto, il taglio del costo del lavoro e la compressione degli oneri derivanti dai finanziamenti concessi dalle banche. Questi interventi hanno un effetto moltiplicatore nelle aziende fornitrici, una riduzione del potere di acquisto, con conseguente riduzione dei consumi, ed in ultimo, non per importanza, il blocco degli investimenti nell’innovazione tecnologica e produttiva.

Un’altra causa di deflazione può derivare dalle politiche monetarie attuate dalle Banche centrali dei vari paesi o più frequentemente da quella attuata dalla Federal Reserve, che essendo la massima autorità finanziaria degli Stati Uniti, influenza con le sue decisioni tutti i mercati mondiali. Infatti, l’aumento dei tassi di interesse, genera da un lato la propensione al risparmio a scapito dei consumi, e dall’altro scoraggia all’indebitamento con conseguente riduzione degli investimenti.

L’aumento dell’offerta aggregata è un altro fattore scatenante per la deflazione. La maggiore concorrenza comporterà per i produttori, al fine di mantenere le quote di mercato, la necessità di ridurre i prezzi con conseguenze negative in termini di fatturato e redditività.

Le cause dell’aumento dell’offerta aggregata derivano spesso da un calo dei costi di acquisizione delle materie prime (petrolio) che porta ineluttabilmente ad un aumento della produzione con un conseguente eccesso di offerta, in un mercato con una domanda invariata. Negli ultimi anni, poi, la continua evoluzione tecnologica ha consentito ai produttori una crescente ottimizzazione dei processi produttivi, con riduzione dei costi di manodopera e di impianti.

Effetti della deflazione

Come su esposto, spesso la deflazione si verifica durante le recessioni. È considerato un evento economico avverso e può causare molti effetti negativi sull’economia, tra cui:

Aumento della disoccupazione. Poiché i livelli dei prezzi diminuiscono, i produttori tendono a ridurre i costi, licenziando i propri dipendenti.

– Aumento del valore reale del debito. La deflazione si associa sempre ad un aumento dei tassi di interesse, con un conseguente aumento del valore reale del debito. Di conseguenza, è probabile che i consumatori diminuiscano i loro consumi.

– Spirale di deflazione. È una situazione in cui la diminuzione dei livelli dei prezzi innesca una reazione a catena che porta a una produzione inferiore, salari più bassi, una domanda ridotta e livelli di prezzo ancora più bassi. Durante una recessione, la spirale di deflazione è una sfida economica significativa perché peggiora ulteriormente la situazione economica.

Opportunità positive della deflazione

Esistono, però, anche aspetti positivi della deflazione, almeno finché questa si mantiene limitata e temporanea. Il calo dei prezzi aumenta il potere di acquisto dei redditi. I pensionati, per esempio, possono trarre un vantaggio dalla deflazione. Esiste anche un tipo di deflazione positiva generato dalla concorrenza. Se in un mercato la competizione spinge le società ad abbassare i prezzi dei propri prodotti, i consumatori ne traggono vantaggio e l’efficienza del sistema viene accresciuta. È accaduto negli ultimi anni nei mercati dei personal computer e delle telecomunicazioni. In generale, però, la deflazione si presenta come un problema e desta allarme nelle banche centrali e nella politica. Più di recente si parla di effetto Amazon.

Negli odierni mercati globali la deflazione tende a contagiare le altre economie, allargando lo scenario a livello internazionale. I diversi meccanismi complessi che regolano la dinamica dei prezzi rappresentano una sfida per tutte le economie avanzate che si trovano in situazioni spesso parallele: un invecchiamento della popolazione che si riflette sulla domanda, un livello elevato del debito pubblico, una tendenza alla riduzione storica dei salari e del potere contrattuale che si riflette sul potere di acquisto e sui prezzi, una capacità di produzione in diversi mercati superiore alla capacità di assorbimento da parte della domanda. Tutte sfide che i policy maker si trovano oggi ad affrontare anche in contesti molto distanti l’uno dall’altro.

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