In macroeconomia, l’inflazione, è un indicatore che evidenzia e misura una crescita generalizzata e continuativa nel tempo dei prezzi. Ha cause specifiche e le conseguenze dell’aumento dei prezzi, condizionano il potere di acquisto delle famiglie, l’andamento generale dell’economia, l’orientamento delle politiche monetarie delle banche centrali.

Definizione

La definizione di inflazione è quella di “aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie”. Nell’immaginario collettivo questa situazione dell’economia viene considerata con un’accezione esclusivamente negativa. Alcuni economisti invece sostengono che un’inflazione, ovviamente controllata, quando si vivono delle fasi di stagnazione economica, possa avere dei risvolti positivi.

Nella sostanza si parla di inflazione controllata quando il suo valore rientra negli standard imposti dalla BCE (Banca Centrale Europea). Quando vengono superati questi standard con valori alti ma non ancora preoccupanti, si parla di inflazione crescente.  L’inflazione galoppante invece si presenta quando il tasso è nel range tra il 10% e il 20% ed in questo caso la valuta si svaluta troppo velocemente e può creare conseguenze molto negative. Nel caso in cui il range sia addirittura superiore al 50% ci si trova in una grave situazione di iperinflazione. Le persone non hanno più fiducia nella loro moneta legale e preferiscono rivolgersi ai cosiddetti beni di rifugio, e specialmente nell’oro. Il nefasto risultato è la riduzione dello scambio delle merci con il conseguente rischio di fallimento delle istituzioni finanziarie.

Cause dell’inflazione

Se guardiamo il fenomeno da un punto di vista generale le cause dell’inflazione possono essere essenzialmente due. Le cause endogene che hanno origine dai fenomeni che si verificano all’interno del paese in cui si nota l’aumento generalizzato dei prezzi e le cause esogene che provengono da altri paesi con cui si intrattengono dei rapporti economici e finanziari. Entrando poi nello specifico, tra le cause più note di inflazione ci sono l’inflazione causata dalla domanda, che è collegata ad uno squilibrio tra domanda e offerta di un prodotto, l’inflazione causata dalla sfiducia verso una data moneta, l’inflazione causata dai costi, che è associata all’incremento dei prezzi delle materie prime importate e l’inflazione causata dalla politica monetaria, quando la banca centrale riduce i flussi economici.

Le conseguenze dell’inflazione

Come già esposto, se l’inflazione è controllata e amministrata correttamente non è necessariamente un fenomeno negativo, anzi. Se non supera il tasso di crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) rappresenta un segno di crescita economica. Ha peraltro un impatto fortemente positivo per le esportazioni in quanto consente di offrire agli importatori esteri beni a prezzi più contenuti. Al contrario e per lo tesso motivo, vengono fortemente penalizzate le nostre importazioni.

Calcolo dell’inflazione

La base per poter calcolare l’inflazione è la costruzione di un valore che sia un indice dei prezzi al consumo. In quasi tutti i paesi questo valore viene indicato dai rispettivi Istituti Nazionali di Statistica. e in molti paesi questo indice viene misurato dall’Istituto Nazionale di Statistica. In Italia, pertanto, questo compito viene assolto dall’ISTAT che, identifica i beni o servizi da inserire nel paniere su cui calcolare l’indice dei prezzi al consumo. Gli indici usati sono due: l’IPC (indice dei prezzi al consumo) che misura i cambiamenti dei prezzi dei beni di consumo e servizio, come cibo e benzina, e l’IPP (indice dei prezzi alla produzione) che misura la variazione media dei prezzi pagati dalle società per le materie prime utilizzate per produrre i beni.

In particolare, l’Istat elabora tre indici principali dei prezzi al consumo:

  1. L’indice dei prezzi al consumo Nic (Nazionale per l’Intera Collettività) che misura la variazione nel tempo dei prezzi di beni e servizi acquistati sul mercato per i consumi finali individuali;
  2. L’indice dei prezzi al consumo Foi (per le Famiglie di Operai e Impiegati): calcola la variazione nel tempo dei prezzi al dettaglio, dei beni e servizi correntemente acquistati dalle famiglie di lavoratori dipendenti;
  3. L’ Ipca (Indice armonizzato dei prezzi al consumo – in inglese l’acronimo è HICP ossia Harmonised Index of Consumer Prices) sviluppato per assicurare una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo. A differenza degli indici Nic e Foi, l’indice IPCA si riferisce al prezzo effettivamente pagato dal consumatore ed esclude alcune voci presenti nel paniere degli altri due indici tenendo conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (come saldi, sconti e promozioni).

Questi indici hanno un’enorme rilevanza, e sono utilizzati come indicatore di verifica della convergenza delle economie dei paesi membri della UE (Unione Europea), al fine della permanenza o dell’ingresso nell’Unione Monetaria (IPCA o HICP). L’indice IPCA è inoltre utilizzato come riferimento dalla Banca Centrale Europea (Bce) per l’attuazione della politica monetaria europea. Come noto l’obiettivo principale della Bce è proprio quello di mantenere nell’Eurozona la stabilità dei prezzi. La stabilità dei prezzi è infatti considerata una delle condizioni basilari per l’innalzamento del livello dell’attività economica e dell’occupazione. Un’inflazione in rapida crescita (“galoppante”) può infatti erodere il potere d’acquisto delle famiglie, di fatto impoverendole.

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