Il telelavoro presenta numerosi aspetti positivi, che l’Unione europea sottolinea, ma la quale evidenzia anche che non mancano degli elementi negativi. Tra questi, il rischio di non avere modo di disconnettersi rispettando il numero di ore libere consecutive che il lavoratore ha diritto ad avere e che coincide con le 11 ore. Si rischia infatti di rimanere sempre disponibili per svolgere il lavoro, anche se questo avviene in modalità da remoto. Per evitare problematiche e per agevolare la situazione di questa categoria di lavoratori, l’Ue è propensa a regolamentare il “diritto alla disconnessione”.

Telelavoro: le novità relative a quest’ambito proposte dall’Unione europea

Iltermine “telelavoro” ormai è diventato sinonimo di “smart working” e fa riferimento alla modalità di lavoro che si svolte da remoto, direttamente tramite strumenti digitali, quali PC e in alcuni casi smartphone. Ciò che serve infatti è la connessione Internet e un dispositivo tramite il quale potersi collegare. Riguardo le novità in questo ambito stabilite dall’Unione europea, sono presenti delle proposte concernenti il fatto di voler mantenere tale metodo.

Se infatti inizialmente si era ipotizzato di tornare principalmente al lavoro in presenza, secondo Nicolas Schmit, il commissario europeo del Lavoro, il cosiddetto “lavoro agile” riuscirebbe invece a migliorare il livello di produttività, ma addirittura anche le cifre riguardanti il salario e tutto, tramite tale metodologia, diventerebbe più flessibile. Secondo lo stesso commissario inoltre tale modo di lavorare potrebbe anche permettere di ottenere un equilibrio maggiore tra i vari impegni che si hanno. Certamente, Schmit non ha mancato di indicare anche le problematiche che lo smart working può causare, tra cui il fatto di lavorare in condizioni non sempre adeguate, ma non solo.

Un problema che è emerso proprio nell’ultimo periodo è quello che vede il lavoratore come “costretto” a rispondere a e-mail, chiamate, messaggi anche quando effettivamente il suo orario di lavoro sarebbe finito. Ecco che quindi è stato proposto il cosiddetto “diritto alla disconnessione” e insieme a questo, anche altri elementi.

Le proposte

Dato che anche Schmit ha sottolineato che il fatto di lavorare sempre, senza la giusta pausa prevista dalla normativa vigente potrebbe apportare problematiche di salute, soprattutto dal punto di vista mentale, ecco che l’Unione europea ha evidenziato la necessità di ammettere il “diritto alla disconnessione”. Proprio negli ultimi giorni infatti e in particolare martedì 15 marzo 2022 sono emerse anche le considerazioni di Alex Agius Saliba, europarlamentare e relatore della risoluzione dell’Eurocamera sul diritto alla disconnessione. Egli ha sottolineato come chi lavora in modalità smart working abbia molte più possibilità di lavorare per un numero maggiore di ore rispetto a quelle stabilite, quindi di più rispetto a quelle stabilite dalla legge.

Proprio per questo, l’Unione europea è propensa ad approvare il diritto alla disconnessione e mira all’inserimento di quest’ultimo all’interno di una direttiva vincolante. Tale passo però per il momento rappresenta solo una proposta, anche perché non vi sono ancora delle ufficializzazioni riguardo le misure direttive. Quello che l’Ue desidera è che quindi tale diritto diventi una vera e propria norma, in modo da agevolare i lavoratori.

Si aggiunge a tutto questo anche il fatto di voler assicurare che il diritto di disconnettersi non abbia delle conseguenze negative sul lavoratore stesso, che tra l’altro dovrà avere la possibilità di reclamare quando vuole e soprattutto ogni violazione del diritto in questione dovrà essere punito con delle sanzioni. A tal fine, l’Ue sta studiando tutti questi dettagli, compreso quello delle modalità con cui poter effettuare gli opportuni controlli.

In più anche l’apprendimento che avviene in modalità online, e quindi gli aspetti formativi, vengono considerati come una sorta di lavoro, che non dovrà essere svolto durante i giorni liberi o di festività. Quello che si vuole evitare è che il lavoratore debba utilizzare delle ore libere per riuscire a formarsi e ovviamente durante il tempo libero non solo non dovrà lavorare, ma nemmeno rispondere a messaggi che riguardano il lavoro o sentirsi costretto a rispondere alle telefonate del proprio datore di lavoro.

Quello che si vuole tutelare è quindi l’aspetto salutare del lavoratore, che non dovrà sentirsi stressato e non dovrà avere ore in più da svolgere, soprattutto se non vengono ricompensate. Sebbene presenti degli aspetti positivi, lo smart working se non è regolamentato rischia di non far distinguere più tra vita privata e professionale. Per questo, lo scopo dell’Ue è quello di regolamentare tali aspetti.

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