L’importanza della lotta al riciclaggio e all’antiriciclaggio è fondamentale anche per il forte rapporto che esiste con altri reati quali l’evasione fiscale e la corruzione. In sede GAFI (Gruppo d’azione finanziaria Internazionale, un organismo intergovernativo che ha per scopo l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali di origine illecita) è infatti in corso l’elaborazione di nuove “Raccomandazioni antiriciclaggio” che promuovono l’inclusione dei reati di natura fiscale tra quelli presupposto di riciclaggio. Il mancato pagamento dei tributi, infatti, è il principale strumento di accumulazione in nero della provvista necessaria per pagare il prezzo della corruzione.

Fra evasione fiscale e riciclaggio sussiste uno stretto rapporto. Lo conferma la circostanza che i due reati condividono in gran parte gli espedienti utilizzati, rispettivamente, per celare redditi al fisco e per dissimulare l’origine illecita del danaro: paradisi fiscali, trustsocietà fiduciarie, sovra e sotto fatturazioni, cessioni di crediti e cartolarizzazioni, operazioni di finanza strutturata, ecc. Parimenti, diversi strumenti di contrasto dell’evasione e del riciclaggio sono ambivalenti: limiti all’utilizzo del contante, tracciabilità delle transazioni, monitoraggio della circolazione transfrontaliera di contante.

La stessa limitazione antiriciclaggio in Italia non è posta all’uso di carta prepagata anonima ricaricabile. Se fornita di codice IBAN, la carta può essere movimentata come un vero e proprio conto corrente.

Limiti contanti antiriciclaggio

La legge antiriciclaggio ha introdotto, inoltre, dal 1° aprile 2019 l’obbligo di comunicare all’Uif (l’Unità di informazione finanziaria) le movimentazioni di denaro pari o superiori ai 10mila euro mensili, sia come prelievi sia come versamenti sul conto corrente.

Questo aspetto va approfondito, perché la legge impone a banche, a professionisti ed a chiunque intrattenga dei rapporti con queste due categorie una serie di obblighi in materia di identificazione del cliente, della conservazione dei documenti sul rapporto professionale con quest’ultimo e di comunicazione di operazioni sospette

Il limite dell’uso di contanti dal 1 gennaio 2022. Scenderà a 999,99 euro, dunque: dai 1.000 euro di spesa in su occorre fare un pagamento tracciabile, ossia tramite carta di credito, assegno o bonifico bancario o postale.

C’è, però, qualche eccezione. È quella che riguarda:

  • money transfer;
  • assegni circolari;
  • assegni bancari o postali.

In questi casi, bisognerà riportare nel pagamento:

  • data;
  • luogo di emissione;
  • importo;
  • indicazione del beneficiario;
  • firma;
  • clausola di non trasferibilità.

Limiti contanti: l’obbligo di comunicazione all’UIF

La normativa antiriciclaggio approvata dal Governo Gentiloni nel 2017 ha introdotto alcune novità sull’uso dei contanti e sulla verifica di operazioni sospette di movimentazione di denaro a partire da una certa cifra.La legge coinvolge in questa materia sia le banche e le società che gestiscono la moneta elettronica sia i professionisti: avvocati, commercialisti, notali, intermediari finanziari ed altro. Tutti sono obbligati a collaborare nella lotta al riciclaggio di denaro.

In particolare, i professionisti sono chiamati in causa quando si occupano di:

  • trasferimento di diritti reali su beni immobili;
  • gestione di denaro;
  • strumenti finanziari;
  • apertura o gestione di conti correnti, libretti di deposito o conti di titoli;
  • gestione o amministrazione di società, trust o enti.

Che cosa devono fare? Devono segnalare eventuali operazioni sospette all’UIF, o agli organismi di autoregolamentazione, che si occuperanno di comunicare all’Uif le segnalazioni ricevute senza precisare il nominativo di chi le ha fatte.

Lo stesso vale per le banche e per le società di moneta elettronica e di pagamento (carte di credito, Bancomat, ecc.).

La comunicazione è obbligatoria nel momento in cui il cliente degli istituti o dei professionisti fa dei prelievi o dei versamenti superiori ai 10mila euro in un mese, che sia tutti insieme o in modo frazionato prelevando o versando almeno 1.000 euro per volta.

La comunicazione all’UIF dovrà riportare:

  • i dati identificativi della comunicazione e del segnalante;
  • qualsiasi tipo di informazione utile, come data, importo e causale dell’operazione, filiale in cui è stata eseguita, numero del rapporto continuativo movimentato, dati del cliente, dell’esecutore e del titolare effettivo.

Adeguata verifica della clientela.

Il riciclaggio di denaro è l’atto di reinvestire capitali accumulati in modo illegale tramite attività apparentemente lecite. La normativa antiriciclaggio pone, a scopo preventivo la verifica della clientela, la quale è per l’appunto l’adeguata verifica del cliente e del titolare effettivo da parte dei professionisti.

E’ stata resa obbligatoria la necessità di eseguire l’attività di verifica della clientela a seconda del rischio di riciclaggio associato al tipo di cliente o alla tipologia di operazione che verrà effettuata con il servizio. La valutazione segue un approccio con il quale il professionista dovrà valutare il cliente secondo un criterio soggettivo e oggettivo.

Nel primo, dovrà essere esaminata la natura giuridica, l’attività svolta, l’area nella quale questa avviene e il comportamento generale tenuto al momento dell’operazione.

Nel secondo si esamina la prestazione professionale: tipo, modalità di svolgimento, l’ammontare e l’area geografica di destinazione, nonché la frequenza e il volume delle prestazioni nei confronti del cliente.

Gli obblighi di adeguata verifica, secondo la normativa, si verificano quando:

  • si instaura un rapporto continuativo;
  • viene conferito un incarico professionale;
  • viene eseguita una prestazione occasionale dall’importo pari a o maggiore di €15.000;
  • vengono trasferiti fondi dall’importo pari a o maggiore di €1.000;
  • si sospetta un caso di riciclaggio di denaro o finanziamento al terrorismo;
  • si hanno dubbi sulla veritiera identificazione del cliente.

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