La Banca d’Italia nel bollettino di luglio ha stimato un aumento del PIL del 5,1% per il 2021 e del 4,4% per il 2022. Sembrerebbe un’ottima notizia se non fosse che dette stime sono subordinate, se non strettamente legate, ad una positiva evoluzione della situazione sanitaria italiana e mondiale. In sintesi, sono legate al proseguimento delle campagne vaccinali e al conseguente allentamento delle restrizioni alla mobilità, che non sarebbero più in vigore all’inizio del 2022. La ripresa si baserebbe, inoltre, su un forte sostegno agli investimenti con l’utilizzo sia di risorse nazionali sia di “fondi europei”, oltre che su politiche monetarie e finanziarie che favoriscano l’accesso al credito.

Il superamento dei danni della crisi pandemica.

Secondo la Banca d’Italia la situazione dell’indebitamento delle imprese italiane e la qualità del credito bancario, grazie alla ripresa della crescita e al ritiro molto graduale delle misure di sostegno, hanno subito dalla crisi pandemica ripercussioni tutto sommato contenute. Testimonianza ne è che non si è verificato un significativo irrigidimento nelle concessioni e nelle condizioni di finanziamento.

Per il 2021 si prevede un costo del credito alle imprese intorno all’1,5% e in seguito aumenterebbe solo “lievemente” anche grazie a previsioni di un andamento favorevole degli scambi globali, come fra l’altro confermato dalle più recenti valutazioni delle istituzioni internazionali. Il recupero auspicato nella prima metà del 2021 accelererebbe in misura significativa a partire dal terzo trimestre e “tornerebbe sui livelli precedenti la crisi pandemica nella seconda metà del 2022”. Come anticipato, tutto “dipende fortemente dall’efficacia e dalla tempestività delle misure di sostegno e rilancio”.

Andamento dei tassi di interesse

Secondo i dati della Banca d’Italia di luglio è proseguita l’espansione della domanda di fondi da parte delle imprese, sia per le esigenze connesse con rifinanziamento e rinegoziazione del debito, sia per gli investimenti. In aumento anche il credito al settore privato (+ 3,2% sui tre mesi), grazie a un incremento dei prestiti concessi alle famiglie, sostenuti in particolar modo dai mutui per l’acquisto di abitazioni. Anche il credito al consumo è tornato a crescere, registrando flussi netti per circa un miliardo nei tre mesi.

Questi incrementi della domanda d credito sono stati facilitati da un tasso di interesse medio sui nuovi finanziamenti bancari concessi alle imprese che rimane molto contenuto . Anche il costo medio dei nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni rimane basso (1,3%). In particolare, per le famiglie i criteri di offerta sui prestiti per l’acquisto di abitazioni sono rimasti invariati, mentre quelli sul credito al consumo sono stati resi più favorevoli.

Crescita anche del mercato del lavoro

Questo positivo scenario ipotizzato avrebbe conseguenza estremamente positive anche per il mercato del lavoro. Banca d’Italia prevede che le ore lavorate aumenterebbero di oltre l’11%, riportandosi alla fine del 2022 sui valori precedenti la pandemia. Anche il numero di occupati continuerebbe a espandersi nei prossimi trimestri, tornando al di sopra dei livelli precrisi entro i primi sei mesi del 2023. Nelle proiezioni l’impatto della rimozione dei provvedimenti di blocco dei licenziamenti sull’occupazione complessiva viene in larga misura compensato dalle nuove assunzioni. Il tasso di disoccupazione, previsto in aumento nel 2021 (al 10,5%), si ridurrebbe in seguito, collocandosi al 9,9% nel 2023”.

Previsioni sull’andamento dei consumi.

Anche i consumi, che all’inizio di quest’anno hanno risentito delle restrizioni alla mobilità e dei timori di contagio, tornerebbero a espandersi nei mesi estivi, con un parziale recupero degli acquisti non effettuati nel 2020. Si prevede, soprattutto l’anno prossimo, un aumento del +5,6% della spesa delle famiglie. La Banca d’Italia sottolinea come la ripresa sarebbe ulteriormente sostenuta da un forte contributo degli investimenti, che alla fine del triennio dovrebbero portare il rapporto tra investimenti e PIL, dopo oltre un decennio, ai livelli precedenti la crisi finanziaria del 2008- 09.

Questo risultato diverrebbe possibile anche grazie agli investimenti pubblici, il cui peso sul PIL “tornerebbe in linea con la media europea”, a distanza di più di dieci anni. Le proiezioni di crescita nel biennio 2021-22 elaborate dalla Banca d’Italia “sono in linea con quelle della Commissione europea anche su invece lievemente più favorevoli di quelle formulate in maggio dall’OCSE e in giugno dall’FMI (elaborate prima che fosse resa nota la revisione al rialzo della stima del PIL nel primo trimestre).

Variabili che possono influenzare le previsioni

La variabile principale per quest’anno è soprattutto l’andamento dei contagi che può incidere sulla fiducia e sulle decisioni di consumo e di investimento. Negli anni successivi l’intensità della ripresa dipenderà in buona parte da come verranno realizzati i progetti connessi con il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Il Governo ha un compito fondamentale in quanto un’attuazione ritardata e meno efficace e, più in generale, una prematura rimozione del sostegno delle politiche economiche, potrebbero indebolirla. Per contro, la crescita potrebbe beneficiare di una più celere esecuzione degli interventi in grado di incidere positivamente sulla fiducia, sull’accumulazione e sulla propensione alla spesa, nonché di un impatto dei progetti e delle riforme del PNRR sulla crescita potenziale già entro il triennio di previsione.  

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